Le tariffe che riscrivono l’ordie globale
la guerra delle tarife di Trump
Dicembre 2025. La Corte Suprema degli Stati Uniti si prepara a emettere una sentenza che potrebbe cancellare con un colpo di penna la più aggressiva politica commerciale americana dal 1930. Costco fa causa per rimborsi. Il Tesoro americano trattiene 90 miliardi di dollari raccolti con dazi che tre livelli di giudici hanno definito illegali. Trump minaccia una “catastrofe economica” se la Corte gli toglie la sua arma preferita.
Ma la vera storia non sta nelle aule giudiziarie. Sta nel fatto che, legali o no, questi dazi hanno già cambiato tutto.
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La Corte Suprema ha ascoltato gli argomenti orali il 5 novembre. La decisione potrebbe arrivare in qualsiasi momento — e con essa, la possibilità che il governo USA debba restituire decine di miliardi di dollari in dazi raccolti illegalmente. L’International Emergency Economic Powers Act del 1977 non menziona mai la parola “tariffs”. Trump l’ha usato comunque per imporre la più vasta barriera commerciale in 90 anni.
USA: Quando il Protezionismo Divora Se Stesso
L’obiettivo dichiarato? “Proteggere l’industria americana.” La realtà? Un esperimento economico che ha portato il tasso medio di dazi USA dal 2,5% di gennaio 2025 al 27% di aprile — il livello più alto dal 1934. Poi, dopo il crash del mercato azionario, una pausa forzata che l’ha riportato al 17,9% a settembre.
I numeri raccontano una verità che nessuna retorica riesce a mascherare:
- $205 miliardi raccolti in dazi fino a ottobre 2025 — tre volte di più rispetto al 2024, ma ancora ridicolmente insufficiente per sostituire le tasse sul reddito, nonostante le fantasie di Trump di eliminare completamente l’income tax federale.
- $1.200-1.400 di aumento fiscale medio per famiglia americana nel 2025-2026. Non è una “tassa sui cinesi”. È una tassa che pagano gli americani ogni volta che comprano qualsiasi cosa.
- -0.9 a -1.1% di calo del PIL USA previsto secondo il Budget Lab di Yale. Non crescita. Contrazione.
- Crollo dell’occupazione manifatturiera — le stesse aziende che i dazi dovrebbero “proteggere” stanno pianificando tagli del personale per il 2026 a causa dell’aumento dei costi operativi.
“La parola più bella del dizionario è ‘tariff’,” dice Trump. I suoi elettori stanno scoprendo che la parola più dolorosa del loro estratto conto è “inflazione”.
Il settore agricolo, tessile, manifatturiero — tutti colpiti. Il deficit commerciale? Semplicemente redistribuito: meno Cina, più Vietnam, India, Thailandia. L’industria americana non è “tornata”. Si è solo spostata verso fornitori più costosi.
E ora la minaccia più immediata: Trump considera di uscire dall’USMCA, l’accordo commerciale con Canada e Messico che lui stesso aveva rinegoziato come “il migliore di sempre”. La coerenza non è mai stata il suo forte.
China: La Pazienza Come Arma Strategica
Mentre l’America si dibatte tra sentenze giudiziarie e fantasie autarchiche, la Cina ha già girato pagina.
Dicembre 2025: il surplus commerciale cinese supera $1 trilione per la prima volta nella storia. Le esportazioni verso gli USA sono crollate del 29% a novembre — ottavo mese consecutivo di declino a doppia cifra. Ma il totale delle esportazioni cinesi? +5,9% anno su anno.
Come? Semplice. Mentre Trump combatteva la sua guerra dei dazi, Pechino costruiva alternative:
- Esportazioni verso ASEAN +8% — l’Asia del Sud-Est è diventata il secondo mercato di sbocco dopo l’UE.
- Esportazioni verso l’UE +15% — l’Europa ha più che compensato le perdite americane.
- La tregua commerciale di ottobre 2025 tra Trump e Xi ha ridotto i dazi reciproci dal picco del 145-125% a circa il 47-32%, ma la Cina ha mantenuto intatti tutti i suoi framework di controllo sulle esportazioni. Calibrated choke-points, li chiamano gli analisti di Morgan Stanley.
La strategia è cristallina: dual circulation — crescita trainata dal mercato interno, autosufficienza tecnologica nei semiconduttori e nell’AI, espansione della Belt and Road Initiative come rete commerciale alternativa.
Xi sta scommettendo che la sua determinazione strategica sopravviverà a quella di Trump. E a giudicare dai numeri, sta vincendo. La Cina ha perfino annunciato che rispetterà “ogni parte” dell’accordo commerciale — acquistando 12 milioni di tonnellate di soia americana entro fine anno — ma nessuno si fa illusioni: sono concessioni tattiche, non capitolazioni.
🎯 Il Controllo delle Terre Rare
La Cina controlla il 70% dell’offerta globale di terre rare. A ottobre, quando Trump ha imposto dazi del 100% su prodotti cinesi in risposta alle restrizioni sulle esportazioni, Pechino non ha battuto ciglio. Ha semplicemente reso più stringenti i requisiti di licenza. Il messaggio? “Voi avete bisogno di noi più di quanto noi abbiamo bisogno di voi.”
Europe: Il Risveglio Della Potenza Dormiente
Per anni, l’Europa ha esitato. Negoziato. Tentato la via diplomatica. Poi Trump ha dichiarato il 2 aprile 2025 “Liberation Day” — il giorno in cui ha imposto dazi del 20% su quasi tutti i prodotti europei.
La risposta europea? Una miscela chirurgica di ritorsione, pressione legale e costruzione di autonomia strategica.
- Luglio 2025: accordo commerciale EU-USA — ottenuto dopo mesi di negoziazioni sotto la minaccia di un ulteriore aumento dei dazi al 30%. L’UE ha accettato di pagare una tariffa del 15% (inclusi auto, farmaceutici, semiconduttori), ma ha ottenuto l’eliminazione di tutti i dazi europei sui beni industriali americani esportati in Europa.
- €600 miliardi di investimenti europei negli USA durante il mandato di Trump — una mossa strategica per placare la Casa Bianca pur mantenendo la propria sovranità industriale.
- L’Anti-Coercion Instrument (ACI) — l’arma segreta dell’UE, mai usata prima ma ora sul tavolo. Questo “bazooka commerciale” permetterebbe all’Europa di colpire non solo con contro-dazi, ma con restrizioni agli investimenti, accesso limitato ai servizi digitali americani (Amazon, Microsoft, Netflix), e blocchi all’approvvigionamento pubblico.
La minaccia dell’ACI non è stata usata. Non ne ha avuto bisogno. È bastata l’idea che l’Europa potesse effettivamente colpire dove fa male — i servizi tecnologici dove gli USA hanno un surplus commerciale — per riportare Trump al tavolo delle trattative.
Ma l’Europa ha imparato una lezione durissima: non si può contare su accordi formali con un’America che li viola 12 giorni dopo averli firmati (come fatto con l’USMCA). La risposta? Diversificazione strategica:
- Accordi commerciali intensificati con India, Giappone, Mercosur
- Green Deal e Chips Act europei per ridurre la dipendenza tecnologica
- Sostituzione del 14,3% di LNG russo ancora importato a maggio 2025 con gas americano — ma solo come leva negoziale, non come dipendenza permanente

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Germania
In prima linea nella diplomazia automobilistica. Le sue case automobilistiche hanno ottenuto alcune esenzioni, ma a caro prezzo: impegno a spostare più produzione in territorio USA.
Francia
Capofila della fazione dura che spinge per l’uso dell’ACI. Macron ha pubblicamente chiesto un “Buy European Act” per gli appalti pubblici europei.
Italia
Focus su protezioni agricole e supporto alle PMI. Settori come il tessile e l’agroalimentare di alta gamma hanno subito colpi significativi.
Il Costo Globale: Chi Paga Davvero?
Il WTO ha dovuto aggiornare tre volte le sue previsioni per il 2025. L’ultimo verdetto (ottobre 2025):
- Commercio globale di merci: +2,4% nel 2025 (rivisto al rialzo da -0,2% di aprile, ma solo perché le aziende hanno fatto front-loading massiccio prima dell’entrata in vigore dei dazi)
- Commercio globale 2026: +0,5% — un quasi-stallo. L’impatto pieno dei dazi si sentirà solo nel 2026, quando le scorte pre-accumulate saranno esaurite.
- PIL globale: -0,6 punti percentuali rispetto allo scenario senza dazi
Ma i numeri aggregati nascondono la vera storia. L’incertezza della politica commerciale — trade policy uncertainty, TPU — è schizzata ai massimi storici nel 2025. Più alta della Brexit. Più alta della guerra commerciale USA-Cina 2018-2019. Più alta perfino di COVID-19 per quanto riguarda le supply chain.
Le conseguenze?
- Le aziende mantengono scorte in eccesso, coperture contro le perdite, riconfigurazione delle supply chain — tutto ha un costo
- Gli investimenti si congelano. Nessuno investe quando non sa quali saranno le regole tra tre mesi
- I paesi del Sud Globale soffrono di più — merci a basso valore e alto volume (materie prime, prodotti agricoli di base) non possono essere accumulate in anticipo come i semiconduttori o i farmaci
L’UNCTAD è stata chiara: “L’incertezza stessa può essere più dirompente dei dazi.” E aveva ragione. Le importazioni americane sono esplose nel Q1 2025 (+14%) mentre tutti si affrettavano a importare prima dei dazi, poi sono crollate nel Q2 (-20%). Questo rollercoaster paralizza la pianificazione economica globale.
Il Sud Globale: La Frammentazione Come Opportunità
Vietnam, India, Messico, Thailandia — i “vincitori” della guerra commerciale. Le loro esportazioni verso gli USA sono cresciute mentre la Cina veniva colpita. Ma non chiamateli vincitori troppo in fretta.
Perché? Perché molti di quei prodotti “Made in Vietnam” o “Made in Mexico” contengono ancora componentistica cinese. Le supply chain non si spostano, si camuffano. E Trump lo sa. Per questo minaccia continuamente di uscire dall’USMCA e di imporre “regole di origine” ancora più stringenti.
La vera frattura è più profonda: il commercio Sud-Sud sta tenendo meglio del commercio Nord-Sud. L’Asia-Pacifico, l’ASEAN, il Mercosur — stanno costruendo ecosistemi commerciali che girano sempre meno intorno all’asse atlantico.
India ha firmato accordi con l’UE e aumentato le importazioni dalla Russia (soprattutto energia). L’Africa sta lentamente (troppo lentamente) costruendo la sua zona di libero scambio continentale. L’America Latina guarda sempre più verso Cina e Europa.
La frammentazione del commercio globale non è una minaccia. È già realtà.
Conclusion: The Order Nobody Wanted, Everyone Got
Torniamo alla Corte Suprema. Se i giudici dichiarano illegali i dazi IEEPA, Trump dovrà restituire 90 miliardi di dollari. Il governo dovrà emettere bond per coprire il gap. I mercati reagiranno. L’inflazione potrebbe aumentare. Trump griderà alla cospirazione giudiziaria.
Ma sapete cosa non cambierà?
Il fatto che il mondo ha già cambiato direzione.
La Cina non tornerà a dipendere dal mercato americano. L’Europa non tornerà a fidarsi delle promesse di Washington. Il Sud Globale non tornerà ad accettare passivamente le regole scritte a Wall Street.
Trump voleva “Make America Great Again”. Ha ottenuto “Make Everyone Else More Autonomous”.
- Autonomia strategica europea ✓
- Dual circulation cinese ✓
- Diversificazione commerciale del Sud Globale ✓
- Erosione irreversibile della fiducia nel sistema commerciale basato sulle regole ✓
I dazi del 2025 non sono stati una guerra commerciale. Sono stati un acceleratore evolutivo. Un catalyst per cambiamenti che stavano covando da anni ma che nessuno aveva il coraggio di innescare.
La vera eredità di questa guerra dei dazi? Non i numeri dei deficit commerciali. Non le sentenze giudiziarie. Non nemmeno i miliardi raccolti o persi.
La vera eredità è che il mondo ha smesso di aspettare che l’America decidesse le regole del gioco. E ha cominciato a scriverne di nuove — con o senza il permesso di Washington.
Benvenuti nel nuovo ordine globale. Non quello che volevamo. Quello che ci siamo meritati.
Aggiornato: 8 Dicembre 2025
Fonti: WTO Global Trade Outlook (Oct 2025), UNCTAD Trade Updates, Tax Policy Center, Peterson Institute for International Economics, Bloomberg, CNBC, Reuters







