Immagine glitch in un data center: messaggio critico sul divieto di fumo visto come strumento di controllo sociale.

IL DIVIETO DI FUMARE È SOLO LA SCUSA PERFETTA PER TOGLIERCI LA LIBERTÀ

Ban al fumo in Francia: quando il controllo si traveste da progresso

La Francia è avanti, dicono.

Sì. Avanti verso una società di automi perfettamente sincronizzati. Incapaci di scegliere. Troppo occupati a conformarsi per accorgersi che vivere in comunità non significa organizzare l’esistenza come una rete logistica. Avete perso ogni traccia di umanità. Vi meritate la gestione algoritmica delle vostre vite.

C’è chi applaude il divieto di fumo negli spazi aperti. Chi parla di progresso, civiltà, tutela della salute. Ma quello che sta succedendo in Francia non è una misura sanitaria. È un segnale. L’ennesimo passo verso una società dove la libertà individuale viene scambiata per efficienza di sistema.

Complimenti. Siete cittadini modello. Peccato che nel frattempo abbiate smesso di essere umani.

IL FUMO È SOLO IL PRETESTO

Sì, il fumo fa male. Lo sappiamo. Non servono altri grafici o report scientifici.

Ma pensare che questa legge serva davvero a ridurre tumori è un errore di prospettiva. Qui non si parla di salute. Si parla di controllo. Non ti viene più chiesto di scegliere tra bene e male. Ti viene detto cosa è giusto. Fine.

Se lo Stato decide che non puoi fumare in un parco, lo fa “per il tuo bene”. Ma chi decide cos’è il tuo bene? Su quale base? E chi ha stabilito che la libertà è un problema da gestire invece che un diritto da proteggere?

PIÙ CONTROLLO, MENO COSCIENZA

Ogni misura “per il benessere collettivo” nasconde una logica precisa: trasformarti da cittadino a dato. Da individuo a profilo. Da coscienza a codice compatibile.

Vietare di fumare non migliora radicalmente la salute pubblica. Normalizza un’idea: che il sistema sappia meglio di te cosa ti serve. Meglio della tua coscienza. Meglio del tuo giudizio. Meglio di te.

Dal tabacco al traffico. Dalla dieta alle polizze sanitarie. Dalla mobilità urbana all’uso dello smartphone. Ogni frammento dell’esistenza viene incanalato in una routine efficiente e predeterminata.

Se ti rifiuti? Se non rientri nello standard?

Sei deviante. Non conforme. Espulso.

LA FINE DELL’INDIVIDUO

La Francia non sta costruendo una comunità. Sta costruendo un sistema. La differenza è abissale.

In una comunità, il dissenso è vitale. Le differenze hanno valore. L’individuo conta. In un sistema, conta solo la compatibilità. Se non sei compatibile con le regole, con i dati, con l’algoritmo, vieni reso invisibile. Irrelevante.

Chi oggi difende il divieto di fumo come “misura di civiltà” domani non si scandalizzerà quando l’assicurazione sanitaria costerà di più se non cammini 10.000 passi al giorno. O quando verrà geolocalizzato in tempo reale “per motivi di sicurezza”. O quando le sue scelte alimentari saranno monitorate “per salvare il pianeta”.

Controllo algoritmico e sorveglianza sociale Distopia urbana: quando l’ordine algoritmico sostituisce la libertà di scelta. Progetto CYBERMEDIATEINMENT per MOWMAG.

NON È LIBERTÀ SE NON PUOI SBAGLIARE

Abbiamo confuso la libertà con la comodità. Con la sensazione che qualcuno – un’autorità, un algoritmo, un ministro – sappia meglio di noi cosa ci serve.

Il prezzo di questo scambio è altissimo.

Perdiamo il giudizio. L’autonomia. L’umanità. La vera qualità della vita non è vivere in una smart city dove tutto è perfetto. È vivere in una comunità dove sei libero di scegliere. Anche di sbagliare. Anche di fumarti una sigaretta in una piazza, se vuoi.

Quella scelta è tua. Non dell’algoritmo. Non del ministro. Non del sistema.

RIBELLIAMOCI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI

La Francia è “avanti”, ci dicono. Se avanti significa diventare nodi efficienti in una rete governata da IA, dove l’individuo vale solo se si conforma, allora sì: avanti tutta. Verso la distopia.

Ma quella non è civiltà. È sorveglianza. Automazione sociale. Il preludio di un mondo dove la libertà è un glitch da correggere.

Se c’è ancora qualcuno che crede nel valore della scelta, nell’imprevedibilità dell’essere umano, nella sacralità dell’errore, è il momento di dirlo.

Dire NO a questa logica. Ricordare che l’essere umano non è un flusso dati. È coscienza. Storia. Un atto libero.

La libertà non si misura nell’assenza di rischio, ma nella presenza di scelte. Anche imperfette. Perché è lì che si annida la vita. Tutto il resto è solo gestione.

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